Il nuovo Roundtable Club a Como
Tra community autentiche non esiste concorrenza, ma collaborazione.
Una raccomandazione, un'idea, una presentazione fatta bene non si esauriscono passando di mano: si arricchiscono.
È in questa logica che ogni nuovo tavolo che nasce diventa una buona notizia per tutti gli altri.
La regola dei due
Nel 1764, in una taverna di Londra, Samuel Johnson fondò un club con una sola regola: se anche solo due membri si fossero ritrovati al tavolo, avrebbero dovuto bastarsi. Vale ancora oggi.
L'aneddoto si trova spesso citato come curiosità erudita. Ma la regola dei due — questo era il nome che le diedero — non era una stravaganza letteraria: era un criterio operativo. Significava che ogni persona ammessa al club doveva essere selezionata non per il titolo, il patrimonio o l'utilità immediata, ma per la qualità della propria conversazione. Doveva valere il tavolo, da sola. Doveva tenere la sera, da sola.
Tre secoli dopo, la maggior parte degli imprenditori e dei professionisti vive in un mondo radicalmente opposto. I CRM contano centinaia, talvolta migliaia di contatti. Le piattaforme misurano le relazioni in connessioni, visualizzazioni, gradi di separazione. La logica dominante è quella dell'estensione: più persone conosci, più opportunità potenziali avrai. Eppure, basta osservare con onestà la propria rete per riconoscere una verità scomoda: la maggior parte di quei contatti non supererebbe la regola dei due.
Quando la rete sostituisce la relazione
Una rete è un insieme di contatti potenzialmente attivabili; una relazione è un legame che produce valore in modo ricorrente. La prima si misura in numeri, la seconda in episodi: una decisione presa con un confronto giusto, un cliente arrivato senza bisogno di brief, un errore evitato perché qualcuno, prima, lo aveva visto chiaramente.
Il problema è che dedichiamo a entrambe lo stesso tempo, ma in proporzione inversa al ritorno. Investiamo ore in eventi dove sediamo accanto a sconosciuti scelti dal caso, e ritagliamo minuti rubati a chi davvero conta. Il problema non è ritrovarsi in molti: è ritrovarsi a caso.
A quali condizioni allora una conversazione è sufficiente? Non scintillante, non strategica, non immediatamente monetizzabile — sufficiente. Tale che chi vi partecipa ne esca con qualcosa di leggermente diverso da come ci era entrato. Tre condizioni sembrano ricorrenti. La prima è la simmetria di profondità: una conversazione regge se entrambi hanno qualcosa da rischiare nel dirla. La seconda è il tempo non strumentale: le cose che contano emergono quando non si sta cercando di ottenerle. Servono spazi liberi da obiettivi, non solo riunioni mirate. La terza è il contesto curato: qualcuno si è preso la responsabilità di decidere chi si siede dove, e perché. Un contesto curato non è esclusivo, è solo intenzionale.
Il costo nascosto della rete estensiva
C'è una fatica che la cultura del networking raramente nomina: quella della rete estensiva. Mantenere viva una rubrica da seicento contatti significa, nei fatti, non mantenerne viva nessuna. Le piattaforme professionali ce lo nascondono con eleganza — l'algoritmo riempie il feed di volti familiari e ci dà l'illusione di essere in contatto con persone che non sentiamo da tre anni. Il risultato è una presenza apparente che si paga in attenzione reale: ogni minuto speso a coltivare una connessione debole è un minuto sottratto a una relazione che potrebbe fare la differenza.
Le community si attraversano, non si contendono
Una volta accettato che le relazioni che contano sono poche e selezionate, emerge un fatto controintuitivo per chi guarda al networking con lente competitiva.
Le community sane non si contendono persone: si attraversano. Una relazione di valore, quando entra in due ecosistemi diversi, non si dimezza, si moltiplica. Le persone migliori siedono a più tavoli, e proprio per questo portano a ciascuno qualcosa che gli altri non avrebbero da soli. È il principio — chiamiamolo osmosi — che distingue una community da una corporazione. La corporazione protegge un perimetro. La community serve un obiettivo più grande del perimetro: il sostegno concreto agli imprenditori e ai professionisti che scelgono di costruire qualcosa di valore.
Tra community autentiche non esiste concorrenza, ma collaborazione. Una raccomandazione, un'idea, una presentazione fatta bene non si esauriscono passando di mano: si arricchiscono. È in questa logica che ogni nuovo tavolo che nasce diventa una buona notizia per tutti gli altri.
Il tempo lungo delle community che funzionano
Le community che generano valore reale hanno una caratteristica difficile da accettare in un mondo che misura tutto in trimestri: lavorano in tempi propri, non in tempi standard. Ogni relazione professionale ha il suo passo. C'è chi al primo pranzo incontra esattamente la persona che stava cercando da mesi, e la collaborazione parte la settimana dopo. C'è chi frequenta un tavolo per molto tempo prima di trovare l'interlocutore giusto, e proprio quel tempo di attesa rende l'incontro, quando arriva, più solido. Non esiste una curva unica, e questo è un dato di realtà, non un limite del format. Chi entra in una community con la metrica del ritorno immediato — quanti clienti ho generato dopo il primo evento? — sta usando lo strumento sbagliato per misurare la cosa giusta.
Ne deriva una conseguenza pratica importante. Una community va scelta non solo per chi la frequenta oggi, ma per la sua capacità di durare. La domanda giusta non è soltanto "chi c'è al tavolo questo mese?", ma "questo tavolo esisterà ancora tra cinque anni, con un livello di cura paragonabile?". È la differenza tra partecipare a un evento e aderire a un progetto.
Un nuovo tavolo a Como
È in questo spirito che il 27 maggio prende avvio l'attività di Business Roundtable Italia sull'area di Como, con un pranzo inaugurale all'Hostaria La Costa di Fino Mornasco. Il club di Como è simbolo di un percorso radicato in un territorio che da sempre vive di manifattura di valore, scambi internazionali e legami lunghi nel tempo. Como sposa i principi che hanno guidato BRT fin dalle origini: la qualità prima della quantità, il tavolo come unità di misura, il matching efficace tra persone in target.
L'apertura della nuova area nasce per fare la propria parte in un ecosistema più ampio, contribuendo con un format che mette al centro la qualità della conversazione e l'efficacia del matching. La convinzione di fondo è semplice: dove ci sono imprenditori e professionisti che cercano relazioni vere, ogni tavolo curato è un contributo. E ogni contributo, sommandosi agli altri, costruisce qualcosa di più grande del singolo evento.
Resta, alla fine, una sola domanda: quante persone, nella propria rubrica, supererebbero davvero la regola dei due? Per quasi tutti, il numero è più piccolo di quanto crediamo. Ed è esattamente da quel piccolo numero — non dalla lunghezza dell'elenco — che dipende, nel tempo, la traiettoria di un business e di una vita professionale. Costruire community significa lavorare perché quel numero cresca: conversazione dopo conversazione, tavolo dopo tavolo.

